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Un piatto che sa di festa – Vie del Gusto

Perché c’è un’altra storia che è un grano d’amore e sentimento di ostinazione da narrare. E’ quella di Luigi Donnari, con la testa in continua centrifuga di progetti, che ha terra e grano e per campare continua a fare il ragioniere anche se dal 2001 ha messo le mani in pasta. E che pasta! E’ la Pasta di Aldo: la consuma la corte Windsor, ne vanno pazzi gli americani, è quasi introvabile perché la signora Maria, la moglie di Aldo, nel piccolo laboratorio di Monte San Giusto riesce a tirarne al massimo 50 chili al giorno. Ma Luigi non smette di sperimentare. “Vedi – spiega accarezzando una perna (sarebbe la sfoglia) appena fatta – io volevo fare la pasta di mia nonna. E ho provato in tutti i modi per industrializzarla, ma non c’è nulla da fare. Se la vuoi porosa, croccante, spessa al punto giusto se vuoi che quando bolle in pentola non si sfaldi e quando incontra il sugo si impregni devi sudarla la pasta. Così mi sono inventato una semimacchina dal motore di una lavatrice che un po’ aiuta Maria, ma è lei che si ammattisce per tirare queste tagliatelle, chitarrine, pappardelle. Ora me la chiedono da tutto il mondo: costa un po’ ma c’è tanta fatica. E sai cosa dico io a chi mi dice che il prezzo è alto? Che con queste ne basta la meta e un piatto della mia pasta è una festa. Si potrà pure pagare un po’ la felicità”. E anche la schiena di Maria che s’inarca e si distende come le fisarmoniche del non lontano Castelfidardo, che fa quasi una danza del ventre, sorridendo, per dar forma alla pasta. Luigi ora s’è provato anche con il grano saraceno, con la semola tostata e con il farro.